Constantin Brancusi
Princess X di Costantin Brancusi
Costantin Brancusi, Princess X, 1915-1916, Bronzo dorato, Philadelphia museum of art, Philadelphia

“Ciò a cui mira la mia arte è soprattutto il realismo; perseguire la realtà nascosta interiore, l’essenza stessa degli oggetti nella loro intrinseca natura fondamentale: questa è la mia unica preoccupazione”

Constantin Brancusi

Il 28 gennaio 1920 l’opera dell’artista rumeno Constantin Brâncuși e la sua Princess X fu una scultura che creò non poco scalpore nella Parigi dei Primi del 900.
Essa fu presentata al Salon des Indépendants e rimossa dall’esposizione per il suo apparente contenuto osceno, visto che l’opera ricordava una forma fallica . Brâncuși fu scioccato dall’accusa e dichiarò l’incidente un mero malinteso; egli aveva creato la Principessa X per evocare il desiderio e la vanità femminili. La scultura era stata la sua interpretazione di Marie Bonaparte, pronipote di Napoleone, considerata dall’artista donna detestabile tronfia di vanità. La scultura presenta una forma ovoidale leggermente inclinata ed un collo lungo che termina con un busto pieno. Il lavoro era stato mostrato prima, alla Society of Independent Artists di New York, senza incidenti significativi (infatti, era stato completamente eclissato dall’opera di Marcel Duchamp intitolata fontana). A Parigi, durante il Salon accadde che un visitatore molto famoso – i resoconti differiscono sul fatto che fosse Picasso o Matisse – ha attirato l’attenzione su di essa esclamando: “Eccolo: il fallo!”. Il commento colpì nel segno: il ministro francese era in procinto di visitare il Salon, quindi gli organizzatori imbarazzati per l’opera di Brancusi costrinsero l’artista a ritirarla dall’esibizione perchè avrebbe potuto causare “incidenti”. La questione divenne rapidamente uno scandalo! Per l’artista fu un colpo al cuore si sentì ” come qualcuno che è stato messo fuori combattimento nell’oscurità”. (Pontus Hulten et al, Brancusi, Faber and Faber, London, 1988,p 132).

    “La mia statua è di donna, tutte le donne riunite in una, l’Eterno Femminino di Goethe ridotto alla sua essenza … Per cinque anni ho lavorato, ho semplificato, ho fatto parlare il materiale e affermare l’inesprimibile. Infatti, cos’è esattamente una donna? Bottoni e fiocchi, con un sorriso sulle labbra e il colore sulle guance … Quella non è una donna. Per esprimere quell’entità, per riportare nel mondo dei sensi quel tipo eterno di forme effimere, ho passato cinque anni a semplificare, ad affinare il mio lavoro. E alla fine, credo, sono emerso trionfante e ho trasceso il materiale. Inoltre, è un vero peccato rovinare una bella scavando buchi per capelli, occhi, orecchie. E il mio materiale è così bello, con le sue linee sinuose che brillano come oro puro e riassumono in un unico archetipo tutte le effigi femminili sulla Terra “ (Roger Devigne, L’Eve Nouvelle, January 1920; Eric Shanes, Constantin Brancusi, Abbeville Press, New York, 1989, p. 56)

Naturalmente per l’artista avrebbe rappresentato un fallimento aver impiegato 5 anni nella realizzazione di Princess X, che rappresentava l’essenza del femminile, l’erronea attribuzione ad una mera forma fallica. A questo punto bisogna fare un passo indietro.

Verso il 1909, a Brancusi era stato chiesto da una signora di Parigi di scolpire il busto di una principessa. L’artista in un primo momento rifiutò (aveva una bassa considerazione della scultura a mezzobusto) in un secondo momento poi, riconsiderò la proposta accettando (pur con delle riserve) Non spese belle parole per la modella affermando che era vanitosa e al contempo sensuale. Il risultato fu la creazione di una scultura intitolata “Donna che guarda allo specchio” (1909). Sembra che sia stata questa scultura, poi distrutta, sulla quale Brancusi trascorse cinque anni raggiungendo l’essenzialità con Princess X.

Constantin Brancusi, Femme se regardant dans un miroir [Woman  looking into a mirror]
Costantin Brancusi, Donna che si guarda allo specchio, 1909, scultura

La modella era in realtà la principessa Marie Bonaparte, pronipote di Napoleone, che raggiunse una fama esorbitante in Francia grazie alla sua attività di scrittrice e donna di cultura. Facendo un focus su Marie e concentrandoci sulla sua sessualità è giusto porre in risalto che aveva scoperto di essere “frigida”, nel senso che non era in grado di raggiungere l’amplesso attraverso il rapporto sessuale convenzionale. (Celia Bertin, Marie Bonaparte: A Life, Harcourt Brace Joyanovich, 1982.) Nel 1924 pubblicò un articolo “Considerations on the Anatomical Causes of Frigidity in Women” (Jnl Bruxelles Médical  con lo pseudonimo A E Narjani), in cui concludeva che una delle cause di frigidità – quella che lei stessa credeva di  soffrire – era correlata alla distanza tra il clitoride di una donna e la vagina: quelle con brevi distanze (le “paraclitoridiennes”) raggiungevano facilmente l’orgasmo durante il rapporto, mentre le donne con distanze maggiori (le “téleclitoridiennes”) no. Convinta di questa teoria, Marie si sottopose a svariati interventi chirurgici per “correggere” i propri genitali.

Marie Bonaparte
Marie Bonaparte

È solo una coincidenza che questa donna così sensuale, conflittuale e dinamica sia stata il modello di una scultura che molto più tardi ha visto rappresentare un fallo, oppure un’espressione della dualità sessuale? Brancusi stava davvero cercando di esprimere l’essenza della donna, come ha detto, o stava esprimendo la sua visione di Marie e della sua particolare personalità sessuale? Naturalmente non potremmo mai conoscere la verità della questione, dobbiamo accettare il fatto che l’artista stava raffigurando ciò che per lui era reale .

Constantin Brancusi è oggi considerato uno degli scultori più influenti del XX secolo.  Si è fatto un nome rifiutando le visioni tradizionali della scultura. Secondol’artista, l ‘”astratto” era esso stesso una realtà, e ciò che era importante era mostrare l’essenza delle cose, piuttosto che la loro forma esteriore.

“il declino della scultura è iniziato con Michelangelo … come potrebbe una persona dormire in una stanza accanto al suo Mosè? La scultura di Michelangelo non è altro che muscoli, bistecca… bistecca impazzita” . Era un approccio che avrebbe inevitabilmente attirato lodi stravaganti e critiche.

Giulia Bertuccelli

Storica dell’arte laureata all’Università di Pisa. Affianca per un anno una ditta privata di restauro (tirocinio- Ditta Restauro Garosi, Firenze) poi si forma professionalmente come assistente di galleria, trasferendosi in un secondo momento a Barcellona e lavorando per Espronceda Institute of Art and Culture. Fondatrice del blog Mag Arte, sogna l'estinzione dell' ignoranza. Ama leggere disegnare e scrivere poesie. Ha un forte senso del dovrei e dimostra meno danni di quelli che ha.

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