Salvatore Garau

Non è sempre facile comprendere l’arte contemporanea, troppo concettuale. Ma qual è la sottile linea che separa l’opera d’arte e l’essere artista dalla mera presa per il culo?
Alcuni giorni fa è stata venduta una scultura di Salvatore Garau per una cifra di 15 mila euro, fin qui niente di strano, se non per il fatto che l’opera NON ESISTE, si tratta della scultura “IO SONO”.
Dopo l’invenzione del Ready Made di Marcel Duchamp, concetto per il quale qualsiasi oggetto di uso quotidiano diventa arte, ovviamente,  solo se a dirlo è un artista. Il declino.
Garau è andato oltre, sfidando il buon senso, arrivando a sostenere che anche il nulla può essere un’opera d’arte, purché venga dichiarato da un artista.
Inevitabile non trovare rimandi con la grande stagione concettuale degli anni Sessanta, solo un esempio, videro  il “Manifesto per l’Esposizione internazionale di Niente”, firmato da Enrico Castellani, Otto Piene e Piero Manzoni, l’artista che con ogni probabilità ha esplorato più di chiunque altro questo territorio con le celebri uova firmate e mangiate o i palloncini della serie “Corpo d’aria”.

Salvatore Garau
La mia opera invisibile!

Il progetto di Garau non finisce certo qui, la vendita di queste opere non sarà l’unica: di fronte al Federal Hall e a pochi passi dalla Borsa di New York, nascerà “Afrodite piange”, la terza di sette opere “inesistenti” dell’artista sardo che verranno “esposte” (mi vien da ridere) in altrettante città sparse in tutto il mondo.
L’opera immateriale è realizzata grazie al sostengo dell’Istituto Italiano di Cultura di New York. Per l’occasione, ha visto bene di dedicare, all’artista sardo un focus in anteprima e una “stanza virtuale”, sulla piattaforma dedicata all’arte e alla cultura italiane (andiamone fieri).
Afrodite che piange” è una scultura inesistente, come tutte le altre del progetto, che esiste grazie all’affermazione e decisione dell’artista. Insomma se ci credi la vedi!
Una scultura fatta di sola aria che, grazie all’immaginazione dell’osservatore prende forma. Ovviamente è a impatto zero, nessun animale ha subito violenza, ma soprattutto, molto importante non è riproducibile in rete…
Le sculture dell’”artista” non sono pixel, non sono sostanza, non sono immagini e allora cosa sono esattamente? La risposta vien da sé: la sua negazione. 

Salvatore Garau in un’intervista ha dichiarato che “stiamo vivendo in un momento in cui la nostra fisicità, il nostro esserci è sostituito dalle nostre immagini virtuali e dalla nostra voce, anche questa impalpabile. Il nostro essere carne e ossa deve fare i conti con l’assenza che è la vera presenza in questi tempi”.
Mi sembra fin troppo facile!

Quindi di cosa stiamo parlando esattamente? Provocazione, presa per il culo, genio…
Dal mio punto di vista abbiamo oltrepassato ogni limite della decenza e della credibilità, credo sia fondamentale ridimensionarsi, ovviamente non vale solo per gli artisti….

Chiara Martine Menchetti

Storica dell’arte specializzata in iconografia e iconologia con una specializzazione in Storia dell’arte all’università di Pisa. Si forma professionalmente prima come assistente di galleria, Barbara Paci, poi come Direttrice della Galleria Vecchiato Arte. Dal 2019 collabora per Art-Test, società di studi e analisi diagnostiche, per attribuzioni e autenticazioni. Fondatrice del blog Mag Arte, vive di arte e di mare. Ma il suo vero sogno sarebbe stato fare la cantante, cabarettista e ballerina.

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