Ferragosto, in Italia è quel momento dell’anno in cui anche il forno del panettiere è in ferie! Le città sono totalmente disabitate, i musei fanno i conti con il personale ridotto e tutti, più o meno, pensano al mare.
A Messina, però, il 15 agosto c’è un appuntamento che non è esattamente una gita fuori porta: la VARA, la gigantesca processione religiosa che attraversa la città e richiama una folla enorme.
E mentre migliaia di persone sono concentrate per le strade, qualcuno decide di dedicarsi a un’attività decisamente meno spirituale.
Rubare Antonello da Messina.
Non uno.
Non due.
Quattro opere.
Dal museo.
A Ferragosto.
Ma siamo seri?!?
Con tanto di sistemi d’allarme e videosorveglianza. Sembra una sceneggiatura che pericolosamente assomiglia a una commedia all’italiana.
La rapina perfetta, più o meno…
La sera del 15 agosto, intorno alle 22, alcuni ladri sono entrati nel Museo Regionale di Messina e hanno raggiunto le sale dove erano conservate alcune delle opere più importanti di Antonello da Messina. Il bottino comprendeva tre delle cinque tavole superstiti del Polittico di San Gregorio, realizzato nel 1473, e una piccola tavola bifronte con la Madonna col Bambino e un francescano su un lato e il Cristo in Pietà sull’altro. Ma c’è un particolare che rende la faccenda ancora più surreale.
I ladri avevano inizialmente preso tutte e cinque le tavole del Polittico.
Due, però, durante la fuga sono state abbandonate. Insomma, anche nel più importante furto d’arte dell’estate è comparso il momento:
«Ragazzi, questa non ci serve.»
Le due tavole sono state recuperate.
Le altre quattro opere, invece, sono ancora scomparse.
Antonello, ma tu non potevi essere un po’ meno famoso?
Qui arriva la domanda che probabilmente i ladri si sono posti solo dopo aver fatto il colpo: e adesso dove li vendiamo?
Perché Antonello da Messina non è proprio il genere di artista che puoi piazzare su Subito.it.
«Salve, vendo Antonello da Messina, ottime condizioni, poco utilizzato, no perditempo.»
Il problema dei grandi furti d’arte è proprio questo: più un’opera è famosa, più è difficile venderla, a meno che non sia un furto su commissione. E queste sono opere che non puoi semplicemente appendere sopra il divano.
Il Polittico di San Gregorio è noto, fotografato, studiato, catalogato, la sua provenienza è documentata.
E soprattutto appartiene a un artista del quale è sopravvissuta una produzione estremamente limitata: circa quaranta dipinti riconosciuti o attribuiti ad Antonello da Messina sono oggi noti.
Insomma, se qualcuno avesse intenzione di venderli, dovrebbe trovare un compratore disposto a spendere decine di milioni per un’opera che non potrà mai mostrare a nessuno.
Un affare.
Più o meno come comprare una Ferrari per poi guidarla solo dentro il garage.
Quanto valgono?
Qui iniziano le cifre da capogiro.
Secondo le stime circolate in queste ore, il valore complessivo delle opere rubate potrebbe aggirarsi fra 70 e 80 milioni di euro. È una stima, non un prezzo ufficiale, e nel caso di capolavori di questo livello parlare di valore economico è poco sensato.
Perché quanto vale un’opera che non può essere sostituita? Quanto vale una tavola di Antonello da Messina? Quanto vale un’opera che racconta la storia artistica di una città?
La risposta è: molto più del suo prezzo di mercato.
E questo è proprio il punto.
Il vero danno non è che qualcuno abbia sottratto un patrimonio da 80 milioni è che qualcuno ha sottratto una parte della storia di Messina, qui arriva la parte che fa arrabbiare Il Museo aveva sistemi di allarme e videosorveglianza.
C’erano anche quattro custodi.
Eppure, secondo le prime ricostruzioni, il furto non sarebbe stato scoperto dal personale di sicurezza.
A notare che qualcosa non tornava sarebbero stati dei passanti, che hanno dato l’allarme alla polizia.
Ora, noi di Mag Arte siamo grandi sostenitori dell’arte partecipata, ma forse quando diciamo “rendiamo il pubblico protagonista del museo” non intendiamo esattamente: “affidiamogli anche la sicurezza.”
La scena, se ci permettete di immaginarla, sembra quasi scritta da Fantozzi.
Ladro: «Portiamo via Antonello.»
Allarme: silenzio.
Telecamere: silenzio.
Custodi: silenzio.
Passante: «Scusate, ma… quelle tavole non erano dentro?»
Polizia: «Finalmente.»
Naturalmente la dinamica è ancora tutta da accertare e sarà l’indagine a stabilire cosa sia realmente accaduto. Il museo è stato chiuso per consentire agli investigatori di effettuare gli accertamenti.
Ed è proprio qui che bisogna evitare la tentazione di trasformare tutto in una barzelletta, perché se il furto è grottesco per modalità e tempistica, il problema della sicurezza nei musei italiani è tutt’altro che divertente.
Perché rubare opere d’arte proprio Ferragosto?
Questa è probabilmente una delle chiavi della vicenda.
La città era impegnata nella festa della Vara, un evento enorme che concentra migliaia di persone nel centro di Messina. Secondo le ricostruzioni, i ladri avrebbero sfruttato proprio quel momento di grande affollamento e confusione. Sarebbero entrati attraverso una zona laterale del museo, riuscendo a superare i sistemi di sicurezza.
È il vecchio principio del furto perfetto: non devi necessariamente renderti invisibile.
A volte basta fare qualcosa nel posto giusto, nel momento in cui tutti stanno guardando da un’altra parte.
E il 15 agosto, a Messina, tutti stavano guardando la Vara. Ma c’è qualcosa di ancora più importante del valore economico. Il Polittico di San Gregorio non è un’opera qualsiasi. È una delle testimonianze più importanti del rapporto fra Antonello e la sua città.
Realizzato nel 1473, proveniva dalla chiesa di San Gregorio ed è rimasto legato a Messina per secoli. È sopravvissuto a eventi storici devastanti, compreso il terremoto del 1908, che distrusse gran parte della città.
E adesso tre delle tavole di Antonello da Messina sono scomparse
Dopo quasi 550 anni, Antonello da Messina ha superato terremoti, guerre, rivoluzioni, restauri, traslochi e cambiamenti politici.
Poi è arrivato il 15 agosto 2026. E qualcuno ha pensato bene di portarselo via.
Il piccolo Antonello che vale una fortuna. Fra le opere rubate c’è anche una tavola bifronte particolarmente interessante. Da un lato la Madonna col Bambino e un francescano. Dall’altro il Cristo in Pietà, una piccola opera devozionale che la Regione Siciliana aveva acquistato nel 2003, proprio per riportarla nel patrimonio pubblico.
Ed è qui che la storia diventa quasi paradossale
Lo Stato compra opere per conservarle, studiarle e renderle accessibili. Poi qualcuno le ruba.E noi ricominciamo da capo.
Antonello da Messina e i furti: non è nemmeno la prima volta
Se state pensando che Antonello abbia avuto una certa sfortuna con la sicurezza, non siete completamente fuori strada. Nel 1974 fu rubato dal Museo del Broletto di Novara un altro suo Ecce Homo.
Quello, a differenza delle tavole di Messina, non è mai stato recuperato.
E proprio quest’anno, nel febbraio 2026, lo Stato italiano ha acquistato un altro Ecce Homo di Antonello da Messina per circa 14,9 milioni di dollari.
Un un’operazione che ha riportato l’opera sotto il controllo pubblico italiano.
A questo punto Antonello potrebbe legittimamente chiedere di essere inserito nel programma di protezione testimoni.
E adesso? La domanda è inevitabile. Dove sono finite le opere? Gli investigatori stanno cercando di ricostruire l’intera dinamica e non viene esclusa l’ipotesi di un furto su commissione. Anzi, proprio perché opere di questo livello sono quasi impossibili da vendere apertamente, questa è una delle piste considerate più plausibili.
Perché puoi rubare un Antonello. Puoi nasconderlo. Puoi farlo sparire. Ma venderlo è tutta un’altra storia.
Non puoi metterlo in vetrina.
Non puoi portarlo a un’asta.
Non puoi chiedere a un mercante:
«Quanto mi date per questo?»
Perché probabilmente il mercante, invece di rispondere, chiamerebbe i Carabinieri.
Il paradosso finale, eccoci al punto.
Quattro opere di uno dei più grandi pittori del Rinascimento sono state rubate dal museo della sua città.
Durante Ferragosto.
Mentre Messina era impegnata nella sua festa più importante.
Con sistemi di sicurezza e videosorveglianza.
Due tavole sono state abbandonate durante la fuga.
Quattro sono ancora scomparse.
E il primo allarme, a quanto risulta, è arrivato da qualcuno che passava di lì.
È una storia talmente assurda che, se fosse stata inserita in un film sul mondo dell’arte, avremmo probabilmente commentato: «Dai, questa è troppo.»
E invece è successo davvero.
Adesso resta da sperare che la storia abbia un finale diverso da quello dell’Ecce Homo scomparso nel 1974.
Perché Antonello da Messina ha già aspettato abbastanza.
E, francamente, dopo quasi 550 anni, potremmo anche smetterla di rubargli i quadri.