Marcantonio Raimondi sonetti lussuriosi

La prima raccolta di sonetti lussuriosi del Rinascimento

Su Marcantonio Raimondi mancano dati bibliografici sicuri, le tappe della sua vita sono ricostruite grazie a Vasari. Rimase a Roma fino al 1527, data in cui avvenne il Sacco. Durante il soggiorno romano, nella sua fase finale l’incisore si orientò verso le opere di Giulio Romano pubblicando “I Modi” conosciuti anche come le XVI posizioni mentre il titolo latino è “De omnibus veneris schematibus[1]. Questo libro costituisce la prima raccolta erotica del Rinascimento, dotata di sedici immagini che raffigurano esplicite posizioni sessuali. La prima edizione fu curata da Marcantonio Raimondi su commissione di Federico II Gonzaga per la corte Mantovana. Papa Clemente VII, su pressione del Vescovo Gilberti, condannò l’incisore, il quale fu costretto a scontare la pena in prigione. L’opera incisoria venne censurata. Raimondi venne scarcerato grazie all’intervento di Ippolito de’ Medici, Baccio Bandinelli e Pietro Aretino che esercitarono la loro influenza sul Papa. Pietro Aretino incuriosito dalla vicenda e dal libro di incisioni volle vedere i dipinti di Giulio Romano, che ispirarono Raimondi, i quali facevano parte di collezioni private[2]. L’Aretino decise di comporre sedici sonetti ad hoc che avrebbero accompagnato ogni illustrazione. In una lettera dedicatoria a Battista Zatti, Pietro Aretino scrive:

“Dapoi ch’io ottenni da papa Clemente la libertà di Marcantonio Bolognese, il quale era in prigione per avere intagliato inrame i XVI modi etc., mi venne volontà di veder le figure, cagione che le querele gibertine esclamavano che il buon vertuoso si crocifigesse; e vistele, fui tocco da lo spirito che mosse Giulio Romano a disegnarle”[3].

Sonetti lussuriosi dell’Aretino
Pagine tratte da un’edizione pirata, cinquecentesca, dei Sonetti lussuriosi dell’Aretino illustrati con incisioni eseguite ad imitazione di quelle realizzate da Marcantonio Raimondi, che a loro volta costituivano una trasposizione su rame dei Modi (o figure d’amore) di Giulio Romano. Con riferimento all’edizione veneziana (1556) dei Sonetti lussuriosi, quelli presentati qui sopra sono i sonetti 3 e 4

A dare conto del prosieguo della vicenda è Vasari “a ciascun modo fece Messer Pietro Aretino un disonestissimo sonetto, in tanto che io non so qual fusse più, o brutto lo spettacolo dei disegni di Giulio all’occhio, o le parole dell’Aretino agl’orecchi”[4]. Nel 1527 il libro fu pubblicato e bandito nuovamente. Ludovico Ariosto nel prologo alla seconda versione della commedia I suppositi (1596) cita i Modi e ne registra la diffusione nell’ambiente romano:

“E bench’ io parli con voi di supponere, le mie supposizioni però simili non sono a quelle antiche, che Elefantide in diversi atti e forme e modi varii lasciò dipinte; e che poi rinnovatesi sono ai dì nostri in Roma santa, e fattesi carte più belle, più che oneste, imprimere, acciò che tutto il mondo n’abbia copia.”[5]

Nel 1798 una nuova versione fu pubblicata in Francia[6] con le copie delle incisioni del pittore Agostino Carracci. A differenza de I Modi, le incisioni hanno come protagonisti i miti classici introdotti in un contesto contemporaneo, prendono il nome di Lascivie. Le lascivie risultano il capolavoro della maturità artistica di Agostino Caracci (1557-1602), celebre incisore attivo in Italia alla fine del XVI secolo. “In queste incisioni a bulino, l’artista esprime il suo amore per il mondo antico e la classicità rivissuta con spirito neo-elegiaco di gusto alessandrino[7]. L’incisione intitolata Pandora, copia da Agostino Carracci, delinea la figura di una donna distesa su di un letto, completamente nuda, con al suo fianco un uomo a sua volta svestito.

Jaques Joseph Coiny da Agostino Carracci, Pandora, incisione da Lascivie, 1798
Jaques Joseph Coiny da Agostino Carracci, Pandora, incisione da Lascivie, 1798

La rappresentazione è dinamica: i due amanti sono colti di sorpresa da una terza persona. Credo sia importante far attenzione a come nell’immagine di Pandora, identificata con la donna, non siano presenti i suoi tradizionali attributi, ma ne sia completamente sprovvista. Essa perde la sua carica di femme fatale. Nell’incisione risulta una donna impaurita colta in flagrante nell’atto sessuale da cui si nasconde, vergognandosene


[1] S. Massari, Giulio Romano pinxit et delineavit opere grafiche autografe di collaborazione e bottega, Fratelli Palombi, Roma, 1993, pp. 1-2.

[2]  La ricostruzione dell’intera serie può contare solo su poche stampe e un gruppo di frammenti situati al British museum di Londra: inv. 1793. U. 1306/1314.  CFR Aa Vv, Giulio Romano, Electa, 1989, pp. 277-281

[3] P. Aretino, Sonetti lussuriosi, a. c. D. Romei, Banca Dati Nuovo Rinascimento, 2013, p. 7.

[4] Giorgio Vasari, Vita di Marcantonio Bolognese e d’altri intagliatori di stampe in Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti, G.C. Sassoni Ed., Firenze Tomo V, 1870, p. 418. (redazione del 1568)

[5] https://archive.org/details/bub_gb_sDHVRedqITEC

[6] L’Aretin d’Augustin Carrache ou recueil de postures érotiques, d’àpres les graveures à l’eau-forte par cet artiste celébre, avec le texte explicatif des sujets, A la nouvelle Cythére, Didot, Paris, 1798

[7] S. Prosperi Valenti Rodinò, Da Cornelis Cort ad Agostino Carracci in “Le tecniche calcografiche d’incisione diretta: Bulino, Puntasecca, Maniera nera.” A. c. G. Mariani, de Luca Editori d’arte, Roma, Vol. 2, 2012, p. 70.

Giulia Bertuccelli

Storica dell’arte laureata all’Università di Pisa. Affianca per un anno una ditta privata di restauro (tirocinio- Ditta Restauro Garosi, Firenze) poi si forma professionalmente come assistente di galleria, trasferendosi in un secondo momento a Barcellona e lavorando per Espronceda Institute of Art and Culture. Fondatrice del blog Mag Arte, sogna l'estinzione dell' ignoranza. Ama leggere disegnare e scrivere poesie. Ha un forte senso del dovrei e dimostra meno danni di quelli che ha.

Potrebbe anche interessarti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *