CARAVAGGIO ECCE HOMO

Ve ne abbiamo parlato alcuni giorni fa. A quanto pare siamo arrivati al dunque!
Dopo mesi, anni di falsi allarmi in cui spuntava un Caravaggio da ogni dove, ne appare uno. Ma questa volta un vero Caravaggio (forse).
Un «Ecce Homo» composto da tre figure come solo Caravaggio poteva fare.
La lettura dello stile, per niente semplice quando ci si addentra negli infidi territori caravaggeschi, porta a collocare giusto a ridosso del primo soggiorno napoletano del pittore. Collocabile alla fine del 1606 o poco più tardi.

Caravaggio o non caravaggio
Ecce Homo – Madrid

Una via di mezzo tra le Opere di Misericordia e la «Flagellazione» di San Domenico, conservate oggi al Museo di Capodimonte; con reminiscenze automatiche e inevitabili alla Salomè, nel Palazzo Reale di Madrid.

Salomè con la testa del Battista
1609 ca. – Palazzo Reale, Madrid

Sembra possedere lo stile vero, verace, di quelli che quando ti trovi di fronte ad un dipinto di Caravaggio ti ribolle il sangue, facendoti perdere la cognizione con lo spazio circostante.
Questo dipinto apparso all’asta, con una stima abbastanza imbarazzante chiaro segno che nessuno si era accorto di niente e, che minimamente si vagliava l’ipotesi di un Merisi.
La passione per Caravaggio è abbastanza recente. Nata con la mostra curata da Longhi nel 1951a Milano, in quegli anni ci si avvicinava all’artista con i piedi di piombo. E negli anni ’90 si capì l’importanza delle indagini diagnostiche per comprendere un po’ meglio la tecnica del Maestro. Ovviamente non è possibile affidarsi alle sole indagini, fondamentali sono anche la conoscenza e l’occhio.
Facciamo un passo indietro ripercorrendo la storia di questo dipinto.
 «Alli signori Massimi colorì un Ecce Homo che fu portato in Ispagna». (Giovanni Pietro Bellori, Vita de’ pittori…, 1672) già Bellori descrisse questo dipinto. Ma vi sono altri documenti che potrebbero attestare l’autenticità di quest’opera; nel 1987 Rossella Barbiellini trovò nell’archivio Massimi di Roma le seguenti e distinte note: «Io Michel Ang.lo Merisi da Caravaggio mi obligo a pingere all Ill.mo Massimo Massimi per essere stato pagato un quadro di valore e grandezza come è quello ch’io gli feci già della Incoronazione di Crixto per il primo di Agosto 1605. In fede ò scritto e sottoscritto di mia mano questa, questo dì 25 Giunio 1605». «A dì marzo 1607 io Lodovico di Giambattista Cigoli o ricevuto da Nobili sig.r Massimo Massimi scudi venticinque a buon conto di un quadro grande compagno di uno altra mano del sig.r Michelagniolo Caravaggio… in fede mia o scritto in Roma. Io Lodovico Cigoli».

Potrebbe trattarsi del dipinto commissionato da Massimo Massimi nel 1605, ma c’è già un Ecce Homo attribuito a Caravaggio, si tratta di quello conservato Palazzo Bianco di Genova. Un bel dipinto, ma dal carattere aspro e poco armonioso, un attribuzione incerta.
Da non dimenticare che proprio in quegli anni avvenne il delitto di Ranuccio Tomassoni che trasformò il pittore più in voga del momento in un assassino da un istante all’altro. 

Ecce Homo – Michelangelo Merisi da Caravaggio (?)
1605 ca – Museo di Strada Nuova – Palazzo Bianco, Genova

Massimi si è liberato del dipinto di Caravaggio per non tenere in casa l’opera di un omicida? Difficile da dire.
Quel quadro era stato commissionato per rappresentare la condanna più ingiusta dell’umanità e se la mano pittrice fosse stata la stessa che aveva compiuto un delitto, tutto il racconto perdeva la sincerità che doveva dimostrare.
Non sapremo mai le regioni del delitto compiuto dal Merisi, legittima difesa o furia omicida?
Ciò che è indubbia è la sua maestria e capacità di esecuzione delle più profonde tematiche del sacro. Solo lui era in grado di carpire la drammaticità e colpire il fulcro religioso di ogni iconografia trattata.
Un ritrovamento eccezionale che darà adito a molte domande a cui solo la ricerca sarà in grado di rispondere

Chiara Martine Menchetti

Storica dell’arte specializzata in iconografia e iconologia con una specializzazione in Storia dell’arte all’università di Pisa. Si forma professionalmente prima come assistente di galleria, Barbara Paci, poi come Direttrice della Galleria Vecchiato Arte. Dal 2019 collabora per Art-Test, società di studi e analisi diagnostiche, per attribuzioni e autenticazioni. Fondatrice del blog Mag Arte, vive di arte e di mare. Ma il suo vero sogno sarebbe stato fare la cantante, cabarettista e ballerina.

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