vite bellori

Tra Caravaggio, Poussin e Domenichino

Giovan Pietro Bellori (Roma, 15 gennaio 1613 – Roma, 19 febbraio 1696) fu uno scrittore, antiquario e storico dell’arte italiano, considerato al pari di Giorgio Vasari.

Carlo Maratta, Ritratto di Giovan Pietro Bellori
Carlo Maratta, Ritratto di Giovan Pietro Bellori, XVII secolo, olio su tela, collezione privata

Nel 1664, Bellori lesse presso l’Accademia romana di San Luca “L’idea del pittore, dello scultore e dell’architetto” un vero e proprio manifesto teorico dell’estetica classicista. Nel 1672 pubblicò le biografie di dodici dei più famosi artisti del Seicento: Le vite de’ pittori, scultori et architetti moderni, pubblicate sotto gli auspici della neonata Accademia di Francia a Roma.

Le vite de' pittori, scultori et architetti
Frontespizio delle Vite de’ pittori, scultori et architetti moderni (1672)

L’Introduzione delle Vite cercava di spiegare il concetto di IDEA per Bellori, o comunque per la poetica Seicentesca ovvero: Le idee non sono presenti a priori nella mente umana ma vengono ispirate grazie alla contemplazione della Natura, dunque, l’arte raffigura gli uomini non quali sono, ma quali dovrebbero essere, sicché mentre l’imitazione riproduce le cose empiriche, l’arte ci fa vedere con l’occhio intelligibile le cose che ancora non si vedono.

Già nell’appello al lettore, lo scrittore si mostra consapevole che, accingendosi a descrivere i capolavori degli artisti, rischia di incorrere nell’annoiare il lettore. E proprio perché «la vista è più efficace delle parole» anche il discorso sull’Idea si conclude con il trionfo della Pittura sull’Eloquenza. In questa tensione che segna il passaggio dalla raffigurazione alla parola, dal linguaggio iconico a quello verbale, una sorta di ” UT PICTURA POESIS” si comincia a definire il lessico dell’estetica moderna: idea del bello, idea del brutto, genio, gusto, forma, giudizio, stile entrano nel campo semantico dell’arte.

Bellori, Giovanni Pietro: Le Vite De' Pittori, Scultori Ed Architetti  Moderni: Co' Loro Ritratti Al Naturale (Rom, 1728)

Il celebre discorso del 1664 ( soprariportato in un piccolo estratto) non esprime dei concetti innovativi, ma riprende con poche modifiche il pensiero Platonica e la prestigiosa dottrina dell’Idea.

Nella sua definizione di IDEA il Bellori descrive un processo mentale complesso, che ha come presupposto indispensabile un esempio interiorizzato dall’artista, il quale potrà così beneficiare di una guida che lo renderà capace di una visione corretta ed emendata della natura. L’idea diventa una forma trascendente, plasmata da quel sommo ed eterno intelletto, artefice della stessa natura, attraverso un atto di auto-contemplazione. Così l’idea, prodotta dall’intelletto dell’artista, diviene guida della sua mano, animata dalla sua immaginazione conferisce vita all’immagine.

La percezione del vero, pertanto, dovrà cedere spazio alla ricostruzione mentale del verisimile. Attraverso l’imitazione di questa idea di bellezza l’arte emula e supera la natura, realizzando quella completa perfezione che essa non riesce a ottenere in ogni parte.

Per questo per Bellori l’artista di grande maestria che rispecchia in assoluto i canoni dell’Idea è Nicolas Poussin (1594-1665). Tuttavia annoverato nelle Vite dei pittori illustri vi è anche Michelangelo Merisi (1571-1610), meglio conosciuto come Caravaggio, considerato dallo scrittore in opposizione a Poussin e cioè un’ esempio da “ non imitare”.

Analizzando la vignetta che anticipa la vita di Caravaggio si osserva che Bellori inserisce la scritta PRAXIS ovvero Bellori riconosce a Caravaggio la supremazia, il primato dello studio dal vero, poichè lui come nessun’altro è riuscito a realizzare così bene il dato naturale all’interno delle sue opere. Tuttavia, proprio per questo motivo Bellori critica Caravaggio poiché egli non rispecchia l’IDEA che per Bellori è lo scopo di tutto SOPRATUTTO per quanto riguarda il rapporto di luce e ombra dal momento che non viene valorizzato. Per Bellori Caravaggio procede per forti contrasti, c’è una forte polarizzazione della luce e del nero all’interno delle sue opere, ovvero, Caravaggio proietta una luce diciamo come se fosse un occhio di bue che punta solo su una parte isolata della figura umana, mentre tutto il resto dell’opera è inghiottito dall’oscurità. questo modo di fare, di dipingere, di rendere la luce e l’ombra fa si che sia sottointesa una sorta di visione pessimistica, ovvero questo inghiottire la figura umana nell’oscurità diciamo che annienta ogni sorta di speranza per questo Bellori non esalta l’opera di Caravaggio nell’utilizzo e nella modulazione di luce ed ombra, valorizzando piuttosto un altro pittore: Nicolas Poussin.

All’inizio della vita di Poussin vi è una vignetta con su scritto LUCE E OMBRA accompagnata dalla rappresentazione di solidi geometrici perché Poussin indaga la luce naturale attraverso lo studio dell’ottica. Egli compie uno studio approfondito di come la luce colpisce gli oggetti solidi ed i corpi, tant’è che Poussin contemplando così tanto l’incidenza della luce, realizza dei modellini in cera che poi abbaglia in modo da contemplare e capire come essi vengano colpiti dalla luce. Tutti questi studi li ritroviamo nelle sue opere ed è per l’appunto questo che Bellori apprezza.

Altro artista di cui Bellori ne esalta le capacità è Domenichino ( Domenico Zampieri, 1581-1641), valorizzato soprattutto per la sua capacità di comunicare L’IDEA nelle sue opere, ovvero c’è una forte e chiara leggibilità dell’opera e a tutto ciò contribuisce anche la luce.

Come procede Domenichino? Egli non procede come Caravaggio per forti contrasti ma da risalto alle mezze ombre e alle mezze tinte riprendendo anche la prospettiva aerea leonardesca e lo sfumato. Nella vignetta che precede la sua vita infatti vi è una figura pensante con la scritta a fianco CONCEPTUS IMAGINATIO ovvero l’immaginazione del concetto detto più semplicemente la creazione ideale del soggetto.

Domenichino infatti, attraverso la luce ingloba queste figure che non hanno forti contrasti sia nel chiaroscuro che nel colore rendendo così immediatamente chiara e leggibile l’opera stessa.

Giulia Bertuccelli

Storica dell’arte laureata all’Università di Pisa. Affianca per un anno una ditta privata di restauro (tirocinio- Ditta Restauro Garosi, Firenze) poi si forma professionalmente come assistente di galleria, trasferendosi in un secondo momento a Barcellona e lavorando per Espronceda Institute of Art and Culture. Fondatrice del blog Mag Arte, sogna l'estinzione dell' ignoranza. Ama leggere disegnare e scrivere poesie. Ha un forte senso del dovrei e dimostra meno danni di quelli che ha.

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