Le Maddalene a Lume di Candela di Georges de La Tour

Georges de La Tour (1593-1652) è sicuramente uno degli artisti che ha saputo sfruttare al meglio le potenzialità espressive e narrative del genere “a lume di candela”. 

Dalla seconda metà del XVI secolo furono molti gli artisti che scelsero il genere notturno per le loro ambientazioni, in particolare per le scene sacre, consci della possibilità di rendere visibile la presenza divina mediante l’artificio luministico.

Se in Italia il culmine si raggiunse alla fine del Cinquecento con i seguaci di Caravaggio, nei Passi Bassi e in Francia il periodo d’oro delle scene notturne fu il Seicento e La Tour fu uno dei maestri. 

Georges de La Tour e Le Maddalene

Tra i soggetti che l’artista scelse di rappresentare a “lume di candela” sicuramente il più riuscito è quello di Maria Maddalena, del quale ha realizzato numerose versioni dalla metà degli anni Trenta. 

Nel pieno della Controriforma la santa conobbe una notevole fortuna in campo artistico  e letterario imponendosi come modello di redenzione dai peccati mediante la penitenza e la preghiera. Il culto della santa era particolarmente diffuso in Francia, dove si riteneva che avesse vissuto gli ultimi anni della propria vita evangelizzando le coste meridionali. 

Come la gran parte della produzione di La Tour non sappiamo a chi fossero destinate queste Maddalene. 

Gli studiosi ritengono alquanto verosimile la possibilità di legarle alla Congregazione di Notre-Dame du Refuge, sorta a Nancy nel 1624, che aveva come scopo quello di dare rifugio alle ragazze “perdute” offrendo loro la possibilità di prendere i voti. 

Le Maddalene di La Tour sono figure assorte e malinconiche che meditano sulla brevità della vita, con lo sguardo rapito dalla fiamma tremolante delle candele, le mani poggiate sul teschio e i lunghi e lisci capelli scuri che scendono dolcemente sulle spalle candide. 

Le ambientazioni sono ridotte al minimo: spazi indefiniti, chiusi, senza finestre e senza alcun riferimento architettonico. La posa della santa è immobile e i gesti sono rarefatti. Così come i pochi oggetti presenti acquistano una gravità mai vista: la candela, simbolo del tempo che si consuma, lo specchio simbolo di fragilità e dell’illusione, i gioielli rotti e accantonati a terra richiamano il suo allentamento da quella vita corrotta dalla quale cerca redenzione. Per non parlare del teschio, perfettamente rotondo, accarezzato dolcemente dalla santa, emblema della caducità della vita umana. 

In questo mondo buio e silenzioso ogni minimo gesto, ogni oggetto e ogni sguardo acquista un potere evocativo che va ben oltre la semplice funzione narrativa e rappresentativa.  

Georges de La Tour e Le Maddalene più note

Ma vediamo alcune delle versioni più note. 

Georges de La Tour, Maddalena penitente, 1637 ca., Los Angeles, County Museum of Art
Georges de La Tour, Maddalena penitente, 1637 ca., o/t, Los Angeles, County Museum of Art

“La Maddalena penitente” del 1637 circa, oggi al County Museum of Art di Los Angeles, è considerata una delle prime rappresentazioni di questo soggetto. La santa assorta in preghiera, indossa un abito bianco che le scopre le candide spalle,  sulle ginocchia tiene un teschio sul quale poggia la mano destra. Trasognata e malinconica sembra incantata dalla luce tremula della candela che le sta accanto, simbolo della fugacità della vita.

Georges de La Tour, Maddalena penitente, particolare, 1637 ca., o/t, Los Angeles, County Museum of Art
Georges de La Tour, Maddalena penitente, particolare, 1637 ca., o/t, Los Angeles, County Museum of Art

Questa versione divenne il prototipo per le altre, che presentano tuttavia degli accorgimenti alquanto significativi, come possiamo osservare nella “Maddalena allo specchio (Maddalena Fabius)” di Washington databile intorno al 1638.

Georges de La Tour, Maddalena allo specchio (Maddalena Fabius), 1638 ca., o/t, Washington, National Gallery of Art
Georges de La Tour, Maddalena allo specchio (Maddalena Fabius), 1638 ca., o/t, Washington, National Gallery of Art 

Tra le molte Maddalene realizzate dal pittore il fascino di questa versione sta nell’aver aggiunto l’elemento dello specchio nel quale si riflette il teschio poggiato sul tavolo di fronte alla santa. Come sempre a renderlo ancora più suggestivo è la luce tremula della candela, che in questa tela palesa l’abilità raggiunta dall’artista nel rendere e sfruttare gli effetti illuministici della fiammella. 

Tuttavia, tale virtuosismo non è fine a se stesso e l’espediente diventa un elemento narrativo alquanto interessante. La santa, infatti, medita sull’immagine riflessa dallo specchio mentre con la mano tocca, quasi accarezzandolo, il teschio poggiato sui libri. 

Tali elementi, gli unici presenti nella scena, si rifanno direttamente all’agiografia della santa: il teschio e i libri si rifanno all’eremitaggio di Maddalena mentre lo specchio, simbolo della bellezza fallace, viene solitamente associato al momento precedente, quando ella rinnega la vita dissoluta  scegliendo la strada del pentimento.

Georges de La Tour, Maddalena allo specchio (Maddalena Fabius), particolare, 1638 ca., o/t, Washington, National Gallery of Art
Georges de La Tour, Maddalena allo specchio (Maddalena Fabius), particolare, 1638 ca., o/t, Washington, National Gallery of Art

La scelta di La Tour di attribuire allo specchio la funzione di riflettere l’immagine del teschio facendone un ulteriore elemento di meditazione risulta una scelta molto interessante e assolutamente riuscita. 

Arriviamo alla terza versione più nota di questo soggetto, la “Maddalena allo specchio e due fiamme”, databile intorno al 1639, oggi conservata al Metropolitan Museum of Art di New York.

Georges de La Tour, Maddalena allo specchio e due fiamme, 1639 ca., New York, The Metropolitan Museum of Art
Georges de La Tour, Maddalena allo specchio e due fiamme, 1639 ca., New York, The Metropolitan Museum of Art

Quest’opera costituisce la versione più raffinata e sofisticata di questo soggetto tanto caro a La Tour. 

L’accuratezza dei dettagli è sorprendente: il ricamo a strisce dorate della veste rossa, così come i gioielli sparsi a terra e sul tavolo; per non parlare del decoro dello specchio. 

La Maddalena di New York costituisce una delle opere più riuscite dell’artista in cui la raffinatezza esecutiva si accorda perfettamente con la sintesi e la semplificazione formale. 

Rispetto alle altre versioni, La Tour ambienta la scena in uno spazio più ampio e maggiormente illuminato permettendo di apprezzare meglio la figura della santa e gli oggetti che la circondano. 

La santa indossa una lunga veste rossa bordata d’oro e una camicia leggera bianca aperta sul petto. Le mani giunte poggiano sul teschio che tiene sulle ginocchia. Ai piedi i gioielli spezzati, vanità del mondo terreno, ai quali ha rinunciato per intraprendere la strada del pentimento e della preghiera. La rinuncia ai beni terreni è enfatizzata dalla presenza dello specchio, simbolo della vanitas mundi, e dalla fiamma della candela.  

Georges de La Tour, Maddalena allo specchio e due fiamme, particolare, 1639 ca., New York, The Metropolitan Museum of Art
Georges de La Tour, Maddalena allo specchio e due fiamme, particolare, 1639 ca., New York, The Metropolitan Museum of Art

La scelta di rappresentare la santa “a profilo perduto” carica la scena di una forza espressiva sconosciuta alle altre versioni. Allo stesso modo la fiamma della candela sdoppiata nel riflesso dello specchio acquisisce una carica simbolica assente nelle altre Maddalene, sottolineando maggiormente la gravità della scelta della santa colta a meditare sulla brevità della vita che si consuma velocemente come quella fiammella. 

Georges de La Tour e la Disney

Una curiosità! La fama delle Maddalene di La Tour è tale da venir citata nella Sirenetta (1990) della Disney nella prima versione nota, La Maddalena penitente di Los Angeles. L’opera di La Tour fa parte degli oggetti della civiltà umana custodi gelosamente da Ariel nella sua grotta. Come la santa, anche la giovane sirena riflette sulle scelte della propria vita prima di compiere quel passo che per sempre cambierà il suo destino.

La Sirenetta, 1990, Disney
La Sirenetta, 1990, Disney 

Bibliografia: 

Georges de La Tour, collana I Classici dell’Arte, Corriere della Sera, Rizzoli, Skira editore, Milano 2004.

Alice Meini

Dopo la aurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Pisa, ha lavorato come mediatore museale e operatore bibliotecario. Successivamente ha conseguito un master in Progettazione di attività e percorsi didattici per le istituzioni culturali presso lo IED di Venezia con una tesi sulla peer education nei musei.
Sogna un museo partecipativo, inclusivo e accessibile in grado di favorire il coinvolgimento attivo e creativo dei visitatori. Appassionata di cinema e letteratura, ama -anche troppo- le citazioni…pertanto ha deciso di chiudere questa bio con le parole di Enzo Mari: “tutti dovrebbero progettare…è l’unico modo per non essere progettati”.

Potrebbe anche interessarti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *