Internet è un posto tanto oscuro quanto meraviglioso.
Scrivo questo perché oggi, mentre stavo curiosando online mi sono imbattuta in questo artista: OLAF BREUNING. Non conoscendo niente di lui ho cercato qualche informazione ed ho scoperto esser noto per le sue opere giocose, ironiche e spesso bizzarre che esplorano la cultura contemporanea ed i cliché della società in modo critico, ma al contempo umoristico.

Peculiare risulta il suo stile che mescola elementi di cultura pop, video musicali, fumetti e spesso includendo una dimensione surreale o grottesca (probabilmente la cosa che più mi ha colpito). Molte delle sue opere coinvolgono l’uso di oggetti quotidiani oppure figure antropomorfe. In particolar modo sono rimasta folgorata dalla serie di fotografie intitolate the art freaks prodotte dagli anni 2000 in poi. Risulta una delle serie più iconiche realizzate da Breuning. “The Art Freaks” (Gli Squilibrati dell’Arte) condensa perfettamente la filosofia artistica, ironia, pastiche e critica alla cultura pop e all’arte canonica. Attraverso le fotografie scattate si notano chiari riferimenti alla Storia dell’Arte( grandi artisti e movimenti) poiché Il fulcro della serie stessa è la reinterpretazione umoristica dei grandi maestri e delle correnti del XX secolo attraverso la pittura corporea.
Ma come vengono realizzate queste opere?
L’artista utilizza modelli nudi come tele tridimensionali. Il corpo, infatti, viene dipinto in modo da evocare lo stile distintivo di artisti seminali, come: Jackson Pollock (con schizzi e gocciolamenti che mimano l’Action Painting), oppure Piet Mondrian (con griglie geometriche e colori primari) arrivando sino ad Andy Warhol (con l’uso di colori vivaci e contorni che richiamano la serigrafia, come nella sua precedente serie Marilyns) e tanti altri ancora…

Breuning ha affermato che la serie è nata dalla consapevolezza che “la maggior parte delle grandi idee nell’arte esistono e sono state realizzate”. In un’epoca di riciclo e rielaborazione di vecchie idee,la sua operazione è un gesto di omaggio e al contempo di parodia verso i giganti dell’arte moderna e contemporanea. Con il termine “Freaks” (mostri, fenomeni da baraccone) si riferisce direttamente alla cultura popolare e underground. La scelta ponderata di utlizzare la tecnica del Body Painting evoca il mondo dello spettacolo di strada, dei freak show storici, del circo e delle sottoculture che usano proprio il corpo come veicolo di espressione estrema. Perciò Breuning unisce l’alta tradizione pittorica con una tecnica considerata spesso kitsch o pop (il trucco e il travestimento estremo), livellando il campo e mettendo in discussione la sacralità delle icone artistiche.

Ma quali sono i temi di riflessione di questa serie?
In primis possiamo parlare della consumabilità dell’arte: le fotografie, stampate spesso in formato extra-large, trasformano la pittura di gesto o concetto in un’immagine facilmente riproducibile e consumabile (come un poster o una bandiera). L’artista evidenzia che oggi la maggior parte delle persone non sperimenta i capolavori originali, ma le loro riproduzioni e la loro patina commerciale. Un pò come sosteneva il nostro amato W. BENJAMIN.

La serie perciò non si concentra solo sullo stile pittorico, ma anche sulla persona dell’artista come “marchio”. I modelli, per l’appunto, diventano personaggi, quasi come se stessero interpretando l’artista stesso, con un’enfasi sul lato “folle” o “ossessivo” (il freak). È una visione romantica e caricaturale della figura dell’artista-genio. Pone oltretutto una domanda più che mai lecita sulla sua rilevanza futura in un’epoca dominata dal digitale e dalla riproduzione di massa. Il risultato è una combinazione di umorismo e inquietudine. La realizzazione è volutamente imperfetta e grottesca resa con l’aggiunta di parrucche bizzarre e pose esagerate. La dissonanza tra l’immobilità della fotografia e l’espressività esagerata dei corpi dipinti crea un effetto straniante che costringe lo spettatore a riconsiderare l’opera d’arte originale. In sintesi, “The Art Freaks” è un’irriverente lezione di storia dell’arte attraverso la lente della cultura pop e del travestimento, un atto di ironico rispetto che celebra e allo stesso tempo demitizza gli idoli del XX secolo

