American Art Palazzo Strozzi

American Art arriva a Palazzo Strozzi

L’arte americana arriva a Palazzo Strozzi con la mostra American Art 1961-2001 (28 maggio-29 agosto 2021). Nata in collaborazione con il Walker Art Center di Minneapolis, l’esposizione propone 80 opere di 53 artisti per un arco cronologico che va dall’inizio della Guerra del Vietnam fino all’attacco dell’11 settembre 2001. 

Iniziamo con l’Espressionismo astratto di No. 2 di Mark Rothko e con la Sky Cathedral Presence di Louise Nevelson, una installazione in legno dipinto di nero, perché questo colore, ha dichiarato la scultrice, “include tutti i colori ed è il colore più aristocratico. Si può stare in silenzio e contiene tutto“. 

American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021

Si passa alla scenografia per “Minutiae” (1954), frutto della collaborazione tra il danzatore e coreografo Merce Cunningham e Robert Rauschenberg. È presente anche la partitura musicale “Music for Piano 1” di John Cage che accompagnava lo spettacolo. 

American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021

La morte si fa pop nella sala dedicata alla Pop Art dove il doloroso contegno di Jackie Kennedy all’indomani della morte di JFK nella serie Sixteen Jackies (1964) di Andy Warhol dialoga con le french fries di Claes Oldenburg che cadono dal soffitto come corpi morti e  con l’opera Eat/Die di Robert Indiana. Mentre il Paperino “strozzato” di Roy Lichtenstein trova un corrispettivo nelle sedie elettriche e nell’autoritratto di Andy Warhol. 

American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Andy Warhol, Sixteen Jackies, 1964
Andy Warhol, Sixteen Jackies, 1964

Less is more diventa il motto del Minimalismo qui presente con opere di  Sol LeWitt, Carl Andre, Richard Serra, Robert Morris, Donald Judd, Agnes Martin e Anne Truitt. Discutibile la scelta di tralasciare le didascalie in una sala che presenta opere di non facile lettura come questa. 

American Art anni Sessanta e Settanta

Giungiamo agli anni Sessanta e Settanta con la video istallazione Art Make-Up dove Bruce Nauman diventa scultura vivente della sua performance. 

American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021

John Baldessari, uno degli artisti concettuali più influenti negli Stati Uniti, chiede ad alcuni giovani artisti di agire al posto suo scrivendo la frase “I will not make any boring art” sulle pareti di uno spazio espositivo. Una forte accusa contro la pittura degli anni Settanta e soprattutto contro l’accademismo delle scuole d’arte che inibiscono i giovani anziché spronarli verso nuove espressioni artistiche. 

John Baldessari, "I will not make any boring art", 1971
John Baldessari, “I will not make any boring art”, 1971

American Art e l’AIDS

Segue la riflessione sulla diffusione dell’AIDS nell’America di Reagan da parte di artisti come Robert Mapplethorpe, Robert Gober e Felix Gonzalez-Torres, quest’ultimo presente con la toccante Untitled (Last Light), un’opera sul dramma della perdita della persona amata. 

mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021

Il file rouge della mostra è il cambiamento. L’arte rappresentando la vita non può essere indifferente alle lotte sociali in corso, come appare evidente nelle successive sale. 

Con Cindy Sherman riflettiamo sulla figura strumentalizzata della donna mentre Richard Prince e Barbara Kruger fanno luce sull’uso dei media e del linguaggio pubblicitario.

mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021

Gli Anni 90 e 2000

Giungiamo così agli anni Novanta e Duemila con un focus dedicato alla comunità LGBT, alla violenza di genere e alla comunità afroamericana. 

La serie Domestic di Catherine Opie, che immortala coppie e famiglie lesbiche nelle loro quotidianità in opposizione agli ideali standardizzati di famiglia e amore, dialoga con l’inquietante istallazione di Mike Kelley che ripropone in loop il suono della violenza reale della famosa “scena del burro” del film Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci.

mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021

Gli stereotipi e l’identità sono al centro di Wigs di Lorna Simpson, una serie di fotografie di parrucche solitamente indossate dalle donne di colore. Oggetti che legano strettamente un individuo alla propria razza condizionando l’opinione altrui, come recita uno dei cartellini di feltro presenti nell’istallazione: “first impressions are the most lasting what you see is what you get the clothes make the man the leopard does not changes its spots ”.

Lorna Simpson, Wigs, 1994
Lorna Simpson, Wigs, 1994

Infine Kara Walker riflette sul suo ruolo di artista afroamericana e più in generale sulla formazione della propria identità nella serie di acquerelli Do you like Creme in your Coffee and Chocolate in your Milk? (1997). Conclude la mostra il corto realizzato con i suoi celebri tableaux di sagome di carta nera intagliata dal titolo Testimony: Narrative of a Negress Burdened by Good Intentions. Silhouette dal gusto vittoriano e dai tratti stereotipati invertono la storia delle violenze subite dagli afroamericani: questa volta a subire le atrocità perpetuate nei secoli sono i bianchi.  

mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021
Sala della mostra American Art 1961 2001, Palazzo Strozzi, Firenze 2021

American Art 1961-2001 non potrà certo lasciarvi indifferenti. 

Alice Meini

Dopo la aurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Pisa, ha lavorato come mediatore museale e operatore bibliotecario. Successivamente ha conseguito un master in Progettazione di attività e percorsi didattici per le istituzioni culturali presso lo IED di Venezia con una tesi sulla peer education nei musei.
Sogna un museo partecipativo, inclusivo e accessibile in grado di favorire il coinvolgimento attivo e creativo dei visitatori. Appassionata di cinema e letteratura, ama -anche troppo- le citazioni…pertanto ha deciso di chiudere questa bio con le parole di Enzo Mari: “tutti dovrebbero progettare…è l’unico modo per non essere progettati”.

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