Lucas_Cranach_d._Ältere_Cuspinian

Doppio ritratto del viennese Johannes Cuspinian e di sua moglie Anna Putsch, figlia di un noto funzionario imperiale realizzato in occasione del loro matrimonio avvenuto tra il 1502/3, fu realizzato Lucas Cranach.

Lucas Cranach, The Wedding Portrait of Dr. Johannes Cuspinian and Anna Cuspinian-Putsch, 1502/1503, olio su tela, 60 x 45 cm.

Johannes Cuspinian  (1473- 1529), è stato un umanista, poeta e diplomatico tedesco, attivo prevalentemente come curatore di antichi testi. Fu poeta laureato nel 1493 e dall’età di 27 anni rivestì diverse cariche di rilievo presso l’università di Vienna, inoltre operava alla corte dell’Imperatore Massimiliano I in qualità di storico e consigliere. Come molti umanisti anche Cuspinian aderì in un primo momento alla riforma protestante ma ne prese le distanze dopo la rivolta dei contadini tornando alla Chiesa cattolica.

Cranach, quasi coetaneo di Cuspinian, all’epoca era già un artista molto apprezzato, soprattutto nella cerchia di umanisti. Queste conoscenze gli permisero di diventare il pittore ufficiale di corte.

Il doppio ritratto dei coniugi è pensato come un insieme unitario grazie allo sfondo paesaggistico che crea un rapporto di continuità utilizzando in particolare l’espediente dei rami degli alberi che propendendo l’uno verso l’altro crea una sorta di arco. Il paesaggio raffigurato gioca un ruolo fondamentale in quanto riflette le virtù dei due futuri sposi grazie ad una serie di richiami simbolici, taluni di natura cabalistica, probabilmente suggeriti dallo stesso umanista.

Secondo lo studioso Dieter Koepplin, Cuspinian si sarebbe ispirato alla Poetica Theologica di Pico della Mirandola e alla dottrina sui misteri divini di Marsilio Ficino.
Per esempio, secondo Koepplin, la figurina dai capelli lunghi e fluenti posta dietro l’albero si tratta di Febo Apollo, riconoscibile dalla lira e dall’arco, suoi attributi. Il serpente attorcigliato al suolo rimanda a Esculapio, dio della medicina e figlio di Apollo, che allude alla professione di medico di Cuspinian, così come il berretto rosso che indossa.

La figurina sulla propaggine rocciosa in atto di pregare, andrebbe identificata con Orfeo, che richiamerebbe il “furor poeticus” platonico.

Le nove donne che nuotano, lavano e portano secchi d’acqua, rappresentate alle spalle dei coniugi, richiamerebbero le Muse, sottoposte proprio al controllo di Apollo. L’acqua, il loro elemento, si contrappone al fuoco raffigurato alle spalle della moglie e potrebbe alludere all’opposizione tra i due sessi.


Secondo Plutarco, e poi ribadito da Ficino, l’acqua è un elemento femminile mentre il fuoco è maschile. In un’opera come questa, il fuoco potrebbe essere interpretato anche in chiave mariana, richiamando all’Immacolata concezione e alla castità di Maria. Lo stesso vale per il pappagallo il cui canto nel Medioevo, interpretato come un “Ave”, cioè come il saluto dell’arcangelo Gabriele a Maria, veniva considerato un simbolo mariano di purezza, dunque elemento perfetto per una giovane sposa.

E gli altri uccelli presenti nei due ritratti?

Allora… la civetta con una preda tra gli artigli, presente alle spalle di Cuspinian, potrebbe alludere sia alla saggezza di Minerva sia al suo opposto, ossia la cecità e la stoltezza.

Invece, il combattimento tra una aquila e un cigno che ha luogo dietro alla moglie, si ispira alla Naturalis historia di Plinio che definisce il cigno come simbolo di coraggio e fortezza in quanto non teme l’aquila.

Dunque questo volo di uccelli, rispecchierebbe l’interesse degli umanisti per questi animali fondamentali nell’arte divinatoria da loro praticata per gioco, e illustrerebbe alcune delle virtù di Cuspinian come la Prudenza e la Fortezza.

L’atteggiamento di Cuspinian, con la testa e gli occhi rivolti verso l’alto, come fosse in ascolto, altro tema caro agli umanisti, potrebbe richiamare un’opera di Ficino, che dice:

“Con l’udito l’anima acquisisce le belle armonie e i bei ritmi e, da tali immagini, viene esortata e spronata a pensare a questa musica divina con spirito risollevato e fervido sentimento”.

Cosa ne pensate di quest’opera così affascinante?

Alice Meini

Dopo la aurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Pisa, ha lavorato come mediatore museale e operatore bibliotecario. Successivamente ha conseguito un master in Progettazione di attività e percorsi didattici per le istituzioni culturali presso lo IED di Venezia con una tesi sulla peer education nei musei.
Sogna un museo partecipativo, inclusivo e accessibile in grado di favorire il coinvolgimento attivo e creativo dei visitatori. Appassionata di cinema e letteratura, ama -anche troppo- le citazioni…pertanto ha deciso di chiudere questa bio con le parole di Enzo Mari: “tutti dovrebbero progettare…è l’unico modo per non essere progettati”.

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