Fin dove si spinge l’arte per provocare?

Ancora una volta Cattelan fa parlare di sé.
Nessuna legge vieta ad un arista, in questo caso Cattelan, di comprare migliaia di piccioni e trasformarli in un’opera d’arte. Ma siamo sicuri che questa sia davvero arte?

Questi uccelli sono tanti, portano malattie, sporcano e soprattutto invadono le piazze e disturbano.
A quanto pare, il mondo dell’arte considera i poveri animali morti delle vere e proprie opere. Lo sono diventati dopo esser stati esposti in ben due Biennali, quella del 1997 e si chiamavano «Tourists» e in quella del 2011 «Others»; oggi sono esposti in più musei, ma la cosa assurda è che i collezionisti, che tanto li odiano da vivi, li acquistano a caro prezzo da morti, 7 mila euro circa.

I piccioni di Cattelan

Se decontestualizziamo questi animali dall’Hangar Bicocca e dalle balconate della Bourse de Commerce, le pose dei piccioni in tassidermia di Cattelan, nonostante siano varie, sono solo quelle assunte normalmente in natura dagli uccelli, e a quanto pare riescono a soddisfare le caratteristiche minime di creatività necessarie per essere definiti delle opere d’arte, come del resto non lo sono i trofei di caccia o gli animali impagliati dei musei.

I piccioni di Cattelan
I piccioni di Cattelan

Se il piccione non fosse una specie tutelata dalla legge n. 968 del 27 dicembre 1972 come fauna selvatica, cosa li differenzierebbe da un trofeo di caccia?
La tassidermia è regolata dalla legge 11 febbraio 1992, n. 157 «Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio», con lo scopo di regolamentare la conservazione dei trofei di caccia, che all’art. 6 delega alle Regioni la disciplina dell’attività di tassidermia e imbalsamazione e la detenzione o il possesso di preparazioni tassidermiche e trofei, e i regolamenti regionali consentono l’imbalsamazione di animali provenienti da allevamenti autorizzati, ma non si tratta di arte.

Dal punto di vista strettamente giuridico, ad oggi non è illecito che un artista acquisti migliaia di piccioni per ucciderli e trasformarli in un’opera d’arte, se così si può definire.

Questo stride con i valori etici contemporanei.
Non è ancora il momento di cambiare?
Qual è il prezzo da pagare per far parlare di sé?

Chiara Martine Menchetti

Storica dell’arte specializzata in iconografia e iconologia con una specializzazione in Storia dell’arte all’università di Pisa. Si forma professionalmente prima come assistente di galleria, Barbara Paci, poi come Direttrice della Galleria Vecchiato Arte. Dal 2019 collabora per Art-Test, società di studi e analisi diagnostiche, per attribuzioni e autenticazioni. Fondatrice del blog Mag Arte, vive di arte e di mare. Ma il suo vero sogno sarebbe stato fare la cantante, cabarettista e ballerina.

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2 commenti

  1. E’ una stupidaggine. Se ha ucciso i piccioni è un criminale. Se vuole veramente stupire e provocare potrebbe impiccarsi (non importa se per finta o per davvero)

    1. Può piacere o no.
      Ma la domanda giusta da porsi è: questa è arte?

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