Rousseau

Henri Julien Félix Rousseau, detto il Doganiere (1844-1910), ha reagito con la fantasia alla mediocrità della sua vita.

Soldato di guarnigione in una cittadina di provincia, si inventa una sua partecipazione alla spedizione francese in Messico. Avido lettore di giornali illustrati, cataloghi e romanzi di avventura, nonché frequentatore assiduo dell’Orto botanico e dello zoo di Parigi, si immagina coraggioso esploratore di foreste esotiche.

Potrebbe essere un cartone raffigurante attività all'aperto


Fantasia che gli ispira la serie più famosa dei suoi quadri, quella dei paesaggi esotici. Rousseau sogna terre lontane, paradisi terrestri, e con il pennello alla mano realizza il suo bisogno di evasione, secondo il sentire dell’epoca. Rispetto però a Gauguin e Rimbaud, che in quei luoghi lontani ci sono stati, il Doganiere è evaso dai confini grigi della provincia solo con l’immaginazione. In queste giungle selvagge e impenetrabili scorgiamo scene di combattimento tra una fiera e la sua preda (Il pasto del leone, 1907), oppure più raramente personaggi in armonia con la natura come la Zingara addormentata (1897), L’incantatrice di serpenti (1907) e la donna de Il Sogno (1910).

Potrebbe essere un'immagine raffigurante attività all'aperto


La sua produzione fu molto varia e oltre a questi “sogni” esotici presenta numerosi ritratti (Io, ritratto-paesaggio, 1890) e scene di periferia urbana, dove compaiono alcuni simboli della modernità. Amato dagli artisti e incompreso dalla gran parte della critica, che non sapeva come etichettarlo, Rousseau fu un pittore tardivo e autodidatta, pertanto spesso ritenuto sprovveduto, incolto, candido e fantasioso.

Nessuna descrizione della foto disponibile.


La sua arte, tuttavia, ha ispirato un nuovo modo di approcciarsi alla pittura lontana dagli accademismi, ovvero la pittura naïf (ossia ingenuo). In realtà Rousseau non fu poi così ingenuo, in quanto seppe fare di questa sua “inesperienza” la sua forza, liberandosi in piena coscienza di convenzioni accademiche ormai obsolete. Un uomo i cui sogni sono di una così sfolgorante ricchezza, e con un mondo interiore così variegato da mantenere “uno sguardo bambino sul mondo”, comprendendo, e dunque sfruttando, la potenza della fantasia.

Alice Meini

Dopo la aurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Pisa, ha lavorato come mediatore museale e operatore bibliotecario. Successivamente ha conseguito un master in Progettazione di attività e percorsi didattici per le istituzioni culturali presso lo IED di Venezia con una tesi sulla peer education nei musei.
Sogna un museo partecipativo, inclusivo e accessibile in grado di favorire il coinvolgimento attivo e creativo dei visitatori. Appassionata di cinema e letteratura, ama -anche troppo- le citazioni…pertanto ha deciso di chiudere questa bio con le parole di Enzo Mari: “tutti dovrebbero progettare…è l’unico modo per non essere progettati”.

Potrebbe anche interessarti...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *