Ho voglia di fare polemica!

Dopo oltre dodici anni di attesa, rinvii, promesse mancate e silenzi istituzionali, il concorso nazionale per l’abilitazione delle guide turistiche ha finalmente visto la luce. Ma il risultato è tutt’altro che rassicurante. Più che una selezione pubblica, quello a cui abbiamo assistito assomiglia a un percorso a ostacoli deliberatamente scoraggiante, opaco e profondamente scollegato dalla realtà della professione.

palazzo pitti
Palazzo Pitti, Firenze

Il 18 novembre scorso oltre 12mila candidati hanno sostenuto la prova scritta in nove sedi distribuite sul territorio nazionale. Le domande presentate erano state quasi 30mila. Il dato che emerge è però uno solo, ed è clamoroso: appena 230 candidati sono stati ritenuti idonei. Meno del 2%. Un numero che non può essere liquidato come semplice “severità” dell’esame, ma che impone una riflessione seria sul fallimento dell’intero impianto.

Anish Kapoor untrue unreal - Palazzo Strozzi Firenze
Anish Kapoor untrue unreal – Palazzo Strozzi Firenze

La prova scritta consisteva in 80 domande a risposta multipla, per un totale di 40 punti, con una soglia di superamento fissata a 25. Le domande, però, non miravano a valutare competenze professionali reali: capacità comunicative, contestualizzazione storico-culturale, gestione dei gruppi, mediazione con il pubblico. Al contrario, molte erano eccessivamente nozionistiche, iper-specifiche, talvolta marginali rispetto all’esercizio concreto della professione di guida turistica.

Titian Exhibition Gallery 06 of the exhibition Titian: Love Desire Death.
Titian Exhibition Gallery 06 of the exhibition Titian: Love Desire Death.

Il programma ufficiale di studio, definito dal Ministero del Turismo lo scorso luglio, comprendeva oltre 500 siti tra musei, parchi archeologici, cattedrali, palazzi e centri storici, distribuiti in tutte le 20 Regioni italiane. Nessuna bibliografia ufficiale. Nessun criterio di approfondimento. Nessuna indicazione sul livello di dettaglio richiesto. Un “studiate tutto” che, nella pratica, si è tradotto in una preparazione insostenibile, dispersiva e priva di una reale utilità formativa.

Non stupisce, quindi, che una nutrita rappresentanza degli esclusi abbia presentato ricorso al Ministero, denunciando le criticità dell’esame sui social, su blog e pagine web. Tra i candidati bocciati figurano anche laureati magistrali in discipline storico-artistiche e archeologiche, persone che da anni studiano e lavorano sul patrimonio culturale italiano.

Davvero vogliamo credere che siano improvvisamente tutti “inadeguati”?

La risposta del Ministero del Turismo, guidato da Daniela Santanché, ha lasciato perplessi: “È singolare che si contesti un esame di abilitazione perché severo”. Ma il punto non è la severità. Il punto è la sproporzione. È l’assenza di trasparenza. È un modello di selezione che sembra concepito più per limitare l’accesso alla professione che per garantire qualità e competenza.

Visita la Museo
Visita la Museo

Come ha funzionato la comunicazione del Ministero del Turismo?

A rendere il quadro ancora più problematico ci sono i tempi e le modalità di comunicazione. I risultati ufficiali sono stati presentati solo il 16 gennaio, dopo accesso agli atti richiesto dai candidati, e senza alcuna pubblicazione sui canali istituzionali. Otto mesi di attesa prima dell’esame, mesi di silenzio dopo. Nel frattempo, vite professionali sospese, investimenti economici e personali vanificati, competenze ignorate.

Parlare di “fallimento dei candidati” non è solo sbagliato: è offensivo. Qui ha fallito il sistema. Ha fallito un esame nazionale finanziato con risorse pubbliche che ha prodotto risultati irrilevanti per un settore che vale oltre il 10% del PIL. Ha fallito una procedura che non seleziona le migliori guide, ma premia chi riesce a sopravvivere all’assurdo.

Questo concorso non tutela il patrimonio culturale italiano, non valorizza le professionalità, non costruisce il futuro del turismo. Seleziona solo la resistenza a un meccanismo confuso e inefficiente. E no, non è così che si costruisce qualità.

Chiara Martine Menchetti

Storica dell’arte specializzata in iconografia e iconologia con una specializzazione in Storia dell’arte all’università di Pisa. Si forma professionalmente prima come assistente di galleria, Barbara Paci, poi come Direttrice della Galleria Vecchiato Arte. Dal 2019 collabora per Art-Test, società di studi e analisi diagnostiche, per attribuzioni e autenticazioni. Fondatrice del blog Mag Arte, vive di arte e di mare. Ma il suo vero sogno sarebbe stato fare la cantante, cabarettista e ballerina.

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