Afro Basaldella
Afro Basaldella, La scheggia, 1956, Fondazione Cariverona, Verona
Afro Basaldella, La scheggia, 1956, Fondazione Cariverona, Verona

“… non ho paura della parola ‘sogno’, non ho paura della parola ‘lirica’ o della parola ‘emozione’ … Io spero che nelle mie pitture circoli un presentimento, una speranza, come di un’alba”. 

Afro Basaldella (1912-1976)

Afro Basaldella

Vi siete mai persi dentro i colori di un quadro? 

Beh…se non state attenti questo è il rischio che si corre osservando le opre di Afro Basaldella. 

La pittura di Afro, difatti, è evocazione, memoria, pura emozione. Impossibile non restarne colpiti. 

Membro della Scuola Romana prima, esponente dell’Informale Italiano poi, Afro è una figura centrale dell’astrattismo internazionale. 

Nato a Udine il 4 marzo 1912, si forma tra Firenze e Venezia, dove consegue il diploma in pittura nel 1931.

Si trasferisce a Milano con il fratello Mirko, e insieme frequentano lo studio di Arturo Martini. Qui conosce Renato Birolli ed Ennio Morlotti, che esporranno assieme a lui alla galleria Il Milione, dove Afro terrà nel 1935 la sua prima personale. 

Nel 1935 va a  Roma dove espone alla II Quadriennale con opere ispirate a Corrado Cagli e alla Scuola romana.

Durante il secondo conflitto insegna mosaico all’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua pittura di questi anni, costituita prevalentemente da nature morte e ritratti risente dell’influsso della pittura cubista, una premessa per il successivo passaggio all’astrazione.

Peggy Guggenheim durante l’allestimento del Padiglione Greco, alla XXIV Biennale di Venezia, 1948
Peggy Guggenheim durante l’allestimento del Padiglione Greco, alla XXIV Biennale di Venezia, 1948

Intanto in Italia arrivano due dei nomi più importanti dell’Espressionismo astratto, Pollock e Rothko, grazie alla lungimiranza della collezionista Peggy Guggenheim che li propone alla Biennale di Venezia 1948, la prima edizione post-guerra. 

Proprio in quell’anno Afro viene selezionato tra gli artisti che avrebbero esposto alla mostra Twentieth Century Italian Art, che si sarebbe tenuta al MoMA di New York  dal 28 giugno- al18 settembre 1949.

mostra Twentieth Century Italian Art,  MoMA, New York, 28 giugno-18 settembre 1949
Fotografia della mostra Twentieth Century Italian Art, MoMA, New York, 28 giugno-18 settembre 1949

La mostra ha rappresentato la prima importante occasione per il pubblico e la critica americana di conoscere la produzione artistica italiana della prima metà del Novecento. 

Questa occasione ha costituito l’esordio americano di Afro Basaldella, permettendogli di divenire uno degli artisti più apprezzati dalla critica, dal pubblico e dai collezionisti tra gli anni ’50 e la metà degli anni ’60, grazie anche al sostegno della Catherine Viviano Gallery.

Il soggiorno negli Stati Uniti permetterà ad Afro di farsi conoscere ma anche di entrare in contatto in maniera ravvicinata con l’Informale, rimanendo particolarmente affascinato dall’Action Painting di Jackson Pollock e soprattutto dalla pittura di Arshile Gorky. 

Arshile Gorky, After Xhorkum, 1942, Art Institute of Chicago
Arshile Gorky, After Xhorkum, 1942, Art Institute of Chicago

Di questo artista Afro dirà:

“Questa pittura mi ha dato coraggio. Intrepido, emozionati, pieno d’amore Arshile Gorky mi ha insegnato a cercare la mia verità senza falsi pudori, senza ambizioni o remore formalistiche. Da essa ho appreso più che da qualunque altra, a cercare soltanto dentro di me: dove le immagini sono ancora radicate alle loro origini oscure, alla loro sincerità inconsapevole” (1957). 

Nel periodo a cavallo tra il 1955 e il 1968 il pittore si afferma a livello internazionale.

Sono gli anni del suo legame con il Gruppo degli Otto (dal 1952-54), della Biennale del’56 dove viene premiato come miglior pittore italiano, del grande murale per il Palazzo dell’UNESCO (1958) a Parigi. 

Anni in cui aumentano i flussi e gli scambi tra le varie correnti artistiche tra Italia e Stati Uniti, grazie al vivo interesse del mercato americano.

La mostra in corso presso la Galleria d’Arte Moderna di Ca’Pesaro a Venezia (Afro 1950-1970. Dall’Italia all’America e ritorno / From Italy to America and Back, 21 aprile – 23 ottobre 2022) celebra proprio questo periodo della carriera artistica di Afro, tra espressionismo e lirismo astratto. 

https://capesaro.visitmuve.it/it/mostre/mostre-in-corso/afro-1950-1970-dallitalia-allamerica-e-ritorno/2022/02/21757/afro-1950-1970/

Dal periodo lagunare degli schizzi veloci, che richiamano l’influenza del Cubismo francese, per arrivare alle grandi tele dove la figurazione ha ormai lasciato spazio alle campiture di colore intessute con i segni veloci, memori soltanto del sentimento e dell’interiorità dell’artista. Sono gli anni in cui raggiunge il suo obiettivo: far diventare la sua pittura la “realtà stessa del sentimento e non la sua rappresentazione”.

Afro Basaldella, Il sigillo rosso, 1953, Collezione privata, Roma
Afro Basaldella, Il sigillo rosso, 1953, Collezione privata, Roma
Afro Basaldella, Santantuono, 1957, Collezione privata
Afro Basaldella, Santantuono, 1957, Collezione privata

Dalla fine degli anni Sessanta la pittura di Afro diventa più gestuale e le pennellate più spesse e decise creano delle immagini evocative ma più oscure: il nero torna protagonista dei suoi dipinti e la composizione diventa più complessa. 

Afro Basaldella, Grande nero, 1967, Collezione privata
Afro Basaldella, Grande nero, 1967, Collezione privata

Afro, tuttavia, continua a cercare dentro di sé la propria verità, celebrando la libertà del colore e la pittura come memoria e sentimento, così come aveva imparato da Gorky. 

Alice Meini

Dopo la aurea magistrale in Storia dell’arte presso l’Università di Pisa, ha lavorato come mediatore museale e operatore bibliotecario. Successivamente ha conseguito un master in Progettazione di attività e percorsi didattici per le istituzioni culturali presso lo IED di Venezia con una tesi sulla peer education nei musei.
Sogna un museo partecipativo, inclusivo e accessibile in grado di favorire il coinvolgimento attivo e creativo dei visitatori. Appassionata di cinema e letteratura, ama -anche troppo- le citazioni…pertanto ha deciso di chiudere questa bio con le parole di Enzo Mari: “tutti dovrebbero progettare…è l’unico modo per non essere progettati”.

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